Home

Andrea Paganini, Il capolavoro letterario di Massimo Lardi, «Il Grigione Italiano», 19 novembre 2009, p. 7.

IL BARONE DE BASSUS: IL CAPOLAVORO LETTERARIO DI MASSIMO LARDI

È fresco di stampa un nuovo monumentale romanzo di Massimo Lardi: Il barone de Bassus (L'ora d'oro, Poschiavo 2009, 432 pp.). Proponiamo ai lettori la prefazione di Andrea Paganini.

Europa, fine Settecento. Principi, duchi, marchesi, conti, baroni, aristocratici di ogni origine e grado avvertono il terreno fremere sotto i piedi: il popolo è in subbuglio. Spira aria di cambiamento, di rivoluzione. Nascono e prendono vigore organizzazioni semiclandestine che perseguono e diffondono ideali sconosciuti e misteriose ideologie. Si mormora dell'esistenza di reti capillari che influenzano e controllano il potere, la cultura, la stampa. Avanza la massoneria, fervono società segrete, in Baviera nasce l'Ordine degli Illuminati, la Valtellina rivendica la propria autonomia dai Grigioni. E mentre Napoleone si appresta a impugnare lo scettro, non poche trame che determinano un cardine della storia continentale si intrecciano a Poschiavo. Il piccolo borgo alpino assurge infatti, come mai prima né dopo, a straordinario crocevia politico e culturale. E questo grazie al suo figlio più illustre: il barone Tommaso Francesco Maria de Bassus.

Ancora una volta Massimo Lardi ci regala un'opera letteraria frutto di un fecondo connubio tra storia e narrativa: un romanzo biografico - o una biografia romanzata, se si preferisce incentrato sull'uomo che più d'ogni altro incise a grandi lettere il suo nome nelle vicende politiche della terra che gli diede i natali, la Val Poschiavo, ma anche di un'ampia area del Vecchio Continente. Figlio unico di una famiglia con diramazioni in Baviera, Tommaso Francesco Maria Bassi ereditò, oltre ai beni immobili situati nella sua Valle e in Valtellina, il titolo nobiliare e i feudi bavaresi di Sandersdorf, Mendorf, Eggersberg, Harlanden e Dachenstein. Giurista di formazione, de Bassus fu in patria per ben sei volte podestà di Poschiavo, ma anche podestà di Traona e assistente all'ufficio di Tirano, nonché giudice del tribunale supremo e deputato alla Dieta delle Tre Leghe, in seguito membro del Gran Consiglio Grigionese; e in Baviera barone e ciambellano di corte.

Infervoratosi per i nuovi fermenti culturali che attraversavano l'intellighenzia del suo tempo, aderì con entusiasmo all'Ordine degli Illuminati, la più fiorente e influente delle società segrete, di cui divenne immediatamente una delle colonne portanti, condividendone fasti e nefasti. Animato dal fuoco editoriale, de Bassus decise di fondare una tipografia a Poschiavo che, ai margini della libera Repubblica Retica da una parte e della terra italofona dall'altra, vantava fin dal Cinquecento una gloriosa tradizione nel settore della stampa. Sognava di farne una piattaforma di incontro e di scambio tra i suoi due retroterra culturali: quello di lingua tedesca e quello di lingua italiana. Fra i titoli delle sue pubblicazioni spicca la prima traduzione italiana dei Dolori del giovane Werther di Goethe.

Massimo Lardi fornisce nel suo romanzo un ritratto a tutto tondo del Barone, inserendolo in una fitta rete di rapporti con i luminari e i potenti, ma anche con il clero, i servitori, i popolani. Il lettore si addentra così nelle questioni familiari, amministrative, imprenditoriali, giuridiche, politiche, artistiche che ruotano attorno alla vita di un uomo d'eccezione, ai suoi parenti, agli amici e collaboratori. Ne segue la parabola esistenziale, passando dagli entusiasmi giovanili alle esperienze della maturità, per giungere allo scettico disincanto di fronte alla reboante ascesa di Napoleone sul palcoscenico mondiale. Scopre un personaggio determinato, ambizioso, potente, superbo, ma anche idealista, industrioso, onesto, benevolo.

Rappresentando un affresco poderoso e credibile di un'epoca - risultato di un'accurata ricerca d'archivio -, Il barone de Bassus può essere considerato a tutti gli effetti un romanzo storico d'ampio respiro. Il lettore che, districandosi nella selva di nomi e pseudonimi, si lascerà docilmente condurre dalla narrazione, metterà piede assieme al protagonista nella stüa granda del suo palazzo, ammirerà la galleria degli antenati nel suo castello, assisterà a un'oscura cerimonia degli Illuminati, si siederà a tavola in un'antica taverna di Coira e lo accompagnerà nei viaggi attraverso le Alpi, da Poschiavo alla Baviera, dalla Valtellina a Trento, a piedi, a cavallo, in diligenza, in slitta, in barca, in portantina, a seconda delle circostanze e dell'età. Grazie ai dialoghi e alle descrizioni - con un fascino che è proprio solo della narrativa - entrerà, come un "viaggiatore del tempo", negli ambienti, nella società, nella cultura, nella mentalità del secolo dei Lumi e parteciperà alle dinamiche di potere, alle strategie, alle carriere, ai matrimoni: gustando colori, suoni, sapori del ciclo inarrestabile della vita.

L'epoca, cruciale e controversa, è quella che - con l'Illuminismo, la Rivoluzione francese, le guerre napoleoniche - funge da cerniera tra l'età moderna e quella contemporanea. E mentre nei salotti gli intellettuali discettano di arte, filosofia, letteratura, gli Stati vengono ridisegnati con gli ordinamenti che andranno a configurare un'Europa a noi vicina.

Non mancano, si capisce, gli ingredienti romanzeschi, i momenti epici tragici o gloriosi, illusioni delusioni speranze, storie d'amore e di violenza, di infamia e di lealtà, perfide beffe e sottile perspicacia. Il punto di vista del narratore - che passa disinvoltamente dal resoconto storico ai toni più confidenziali - è innegabilmente partigiano: egli sposa fedelmente (ma è un peccato veniale) la causa del protagonista, di cui condivide o giustifica ogni scelta, a tratti forse anche piegandone a sé la buona fede e il carattere.

Da alcuni anni a questa parte Massimo Lardi ha preso dimora, con la moglie Vera, al Cavrescio. Affacciandosi alla finestra del suo studio, oltre l'ultimo tratto di prateria, scorge lo scintillio del Lago di Poschiavo che complice lo invita a meditare. Allora le onde placide del tempo e l'aria millenaria gli confidano storie segrete: storie di chi in epoche remote e burrascose, su quelle rive, cercava consolazione. Ha pensato bene, il nostro autore, di "dar voce a quelle voci", perché un'esperienza unica e preziosa tornasse a vivere e affinché un tassello significativo della nostra storia trovasse degna collocazione nel mosaico della grande Storia.

Il barone de Bassus è, a mio parere, il capolavoro letterario di Massimo Lardi. I lettori gliene saranno grati.

Andrea Paganini

Home